CORTEO - BLOCCHIAMO TUTTO
78 ANNI DI GENOCIDIO
78 ANNI DI RESISTENZA
MANIFESTAZIONE A ROMA
🗓️ Sabato 16 Maggio
🕒 Ore 15:00
📍 Roma, Piazza Gaza (ex Piazza dei Cinquecento)
Il 15 maggio il popolo palestinese ricorda la Nakba: la catastrofe iniziata nel 1948 con la fondazione dello “Stato di Israele” attraverso espulsioni forzate, massacri, pulizia etnica e occupazione della terra palestinese.
Oltre 750.000 palestinesi furono costretti all’esilio.
Più di 500 villaggi vennero distrutti.
Da allora la Nakba non si è mai fermata.
La storia della Palestina è attraversata da decenni di sangue e violenza coloniale: Deir Yasin, Tantoura, Haifa, Sabra e Chatila. Stragi cancellate dalla memoria occidentale, mai punite, mai realmente riconosciute.
Oggi Gaza rappresenta il volto più feroce di questa lunga aggressione coloniale: una popolazione affamata, bombardata, assediata, sterminata sotto gli occhi del mondo. Israele non nasconde più i propri obiettivi: occupazione permanente, deportazione della popolazione palestinese, annientamento sistematico di ogni forma di resistenza e di esistenza palestinese.
Lo stesso modello di occupazione, pulizia etnica e militarizzazione viene intensificato in Cisgiordania e minaccia di estendersi all’intera regione, dal Libano alla Siria, trascinando i popoli in una spirale permanente di guerra e devastazione.
Persino chi tenta di rompere l’assedio viene criminalizzato. Le flottiglie intercettate in acque internazionali dimostrano una verità semplice: mentre i governi europei restano complici e immobili, sono gli attivisti e i popoli a mettere i propri corpi per tentare di spezzare l’embargo e l’assedio militare che soffocano Gaza dal 2007.
Israele oggi non rappresenta soltanto una minaccia per il popolo palestinese, ma un pericolo per l’intera umanità: normalizza il genocidio, legittima il colonialismo, trasforma il diritto internazionale in carta straccia.
Tutto questo non sarebbe possibile senza il sostegno politico, economico e militare delle potenze occidentali. Stati Uniti, Germania, Italia: complici diretti.
Il governo Meloni, insieme ai ministri Tajani e Crosetto, continua a garantire cooperazione militare, accordi strategici e sostegno politico a Israele mentre Gaza viene rasa al suolo.
Le dichiarazioni di facciata non cancellano la realtà: le armi, le tecnologie e gli accordi occidentali alimentano il massacro.
La lotta per la Palestina è parte della lotta per la giustizia sociale e per la liberazione di tutti i popoli oppressi. La libertà del precario in Italia e la libertà del partigiano a Gaza sono facce della stessa medaglia: la lotta contro un sistema che sacrifica la vita umana sull’altare del profitto militare e del dominio coloniale.
Non può esistere pace senza giustizia, né giustizia finché colonialismo, razzismo e guerra continueranno a essere strumenti di dominio politico ed economico.
Per questo il 16 maggio saremo in piazza.
Perché la Palestina vive. Perché la resistenza dei popoli oppressi è legittima. Perché la Nakba continua e non sarà dimenticata.
Verso lo sciopero generale del 18 maggio.
Se toccano la Palestina, blocchiamo tutto.
SCENDIAMO IN PIAZZA PER CHIEDERE:
• La fine immediata del genocidio in corso a Gaza e il blocco totale di ogni piano di deportazione del popolo palestinese;
• Un cessate il fuoco immediato, permanente e verificabile;
• L’apertura immediata e duratura di corridoi umanitari sotto garanzia internazionale;
• Fine dell’occupazione in Palestina e dell’embargo a Gaza;
• La fine della complicità italiana con il governo israeliano;
• L’interruzione immediata della vendita e dell’esportazione di armi verso Israele;
• La cancellazione di ogni accordo militare, tecnologico, economico e di intelligence con Israele;
• La rottura degli accordi tra Comune di Roma, municipi e istituzioni italiane con lo Stato israeliano;
• L’interruzione del memorandum d’intesa tra Italia e Israele;
• La cessazione dell’accordo UE-Israele e di ogni cooperazione economica e militare con Tel Aviv;
• Il blocco del riarmo italiano ed europeo e delle politiche NATO che alimentano guerra e destabilizzazione;
• Il riconoscimento pieno del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese e del diritto al ritorno dei profughi palestinesi sancito dalla Risoluzione ONU 194;
• La liberazione di tutti i prigionieri politici palestinesi detenuti nelle carceri israeliane;
• L’immediata liberazione di Ahmad Mansour, Anan Yaeesh, Thiago e Saif;
• Il riconoscimento e la commemorazione della Nakba nelle scuole, università e negli spazi pubblici
Finché l’ultimo ulivo resterà in piedi, il vento porterà il nome di chi non si è arreso al silenzio delle macerie.
Dalle ferite della Nakba nascerà l’alba di una terra libera, dove ogni ritorno sarà il seme di una giustizia senza catene.