Siamo tutti e tutte colpevoli di Palestina
SIAMO TUTTI E TUTTE COLPEVOLI DI PALESTINA
La profonda complicità tra lo Stato italiano e il progetto coloniale sionista si manifesta in tutta evidenza nella repressione che, dopo il 7 ottobre del 2023, ha colpito diversi palestinesi residenti in Italia.
Anan Yaeesh è stato condannato, in primo grado, a 5 anni e 6 mesi per associazione con finalità di terrorismo (art 270 bis c.p.), con l'unica colpa di aver fatto parte del movimento di liberazione nazionale palestinese. Le motivazioni riguardanti la condanna sono state pubblicate con enorme ritardo e non fanno che confermare il carattere prettamente strumentale del suo processo.
Mohammad Hannoun, Riyad Albustanji, Yaser Elasaly e Raed Dawoud, accusati di aver contribuito al finanziamento di Hamas, si trovano tuttora in custodia cautelare. Ad aprile, la Cassazione aveva in realtà annullato il loro arresto, a causa dell'inconsistenza dell'impianto accusatorio, basato sulle dichiarazioni di un agente sionista e sul disinvolto utilizzo di "fonti aperte" pescate a casaccio sul web (pratiche che avevano segnato anche il processo contro Anan). Nonostante ciò, a giugno, il Tribunale del riesame di Genova, a cui la Cassazione aveva demandato la decisione sulla loro liberazione, si è espresso in maniera contraria.
Ahmad Salem è stato condannato a 4 anni per autoaddestramento con finalità di terrorismo (art. 270 quinquies c.p.). La sua colpa? Detenere nel proprio smartphone dei video sulle attività della resistenza a Gaza (abitualmente trasmessi anche sui tg) e aver pubblicato sui social un video in cui incitava le popolazioni arabe ad opporsi al genocidio. La sua condanna, un vero e proprio caso di terrorismo della parola, è stata perfino maggiore della pena richiesta dall'accusa. A causa di video pubblicati sui social è stato arrestato anche Abdalmuti Abunada, ad oggi in custodia cautelare.
Siamo di fronte a degli autentici processi politici, che mirano a delegittimare la resistenza e a criminalizzare la solidarietà con la Palestina.
È necessario rafforzare il movimento in sostegno dei palestinesi colpiti dalla repressione. Il 18 luglio si è tenuta una importante giornata di lotta, con presidi davanti alle carceri di Rossano Calabro, Melfi, Sassari, Terni e Ferrara. Il 9 ottobre, la Cassazione dovrà esprimersi sulla scarcerazione di Mohammad Hannoun, Riyad Albustanji, Yaser Elasaly e Raed Dawoud. La vergognosa sentenza contro Anan verrà invece impugnata in appello e sarà dunque importante organizzare nuove mobilitazioni al riguardo. Il concerto del 18 settembre è funzionale a sostenere le relative spese legali e rappresenta un tassello della campagna per la completa liberazione di tutti i prigionieri palestinesi.
LA SOLIDARIETÀ NON SI PROCESSA
LA RESISTENZA NON È TERRORISMO