La città possibile

La città possibile

La città possibile

Invito alle realtà attive in difesa dei propri territori e contro le speculazioni: confrontiamoci e organizziamoci per costruire un altro modello di città

Partiamo dall’acqua.

Il 22 marzo è la giornata mondiale dell’acqua, elemento naturale fondamentale per la vita di tutto il pianeta. Bene comune conteso sempre più spesso tra interessi privati e diritto fondamentale. Paradigma di lotte, bisogni e desideri. Per noi un elemento fondante di rinaturalizzazione dell’area degli ex Mercati Generali. In quella porzione di metropoli era previsto un futuro di cemento, ma l’incapacità e l’abbandono hanno fatto riemergere l’alveo dell’Almone (con buona pace di chi pensa che sia solo acqua piovana), fiume sacro per gli antichi romani, fastidio da interrare per vecchi e nuovi costruttori. Per noi simbolo di resistenza ma, soprattutto, elemento per riflettere sul modello di città in cui viviamo e, soprattutto, in quella in cui vorremmo vivere.

Il corteo

Il 28 febbraio, il Comitato civico per la tutela dell’area degli ex Mercati Generali ha convocato un corteo contro la speculazione edilizia rappresentata dal progetto presentato dal fondo immobiliare Hines in accordo col Comune di Roma. A quella chiamata hanno risposto migliaia di persone provenienti da tutta la città. Una risposta chiara ad un’amministrazione che spiana la strada agli interessi finanziari, come letteralmente avvenuto con il precipitoso abbattimento del bosco di salici e pioppi bianchi formatosi nell’area in questi anni, e la gratuita devastazione della stessa zona umida. Interventi cui ha fatto seguito il crollo di una parte dello storico padiglione del pesce.

Vocabolario estrattivista

Ci siamo interrogati su come e dove si estrae valore dai nostri quartieri, dalle strutture e dalle relazioni che li compongono. La gentrificazione sta arrivando a un nuovo stadio in cui le nostre città vengono pensate come alberghi, le abitazioni come asset speculativi, gli abitanti come soggetti utili a produrre servizi ma relegati ai margini. Questo modello è trainato proprio dagli studentati privati, come quello che si vuole costruire nell’area degli ex-mercati e le altre decine di studenti che stanno invadendo le nostre città. In questo modello mortifero, i territori rinaturalizzati vengono trattati come “vuoti urbani”, disconoscendo nella pratica il loro valore ecosistemico, anche quando riconosciuto a parole da amministrazioni con aspirazioni “green”.

Lottare per il possibile

Con il corteo abbiamo portato nel dibattito pubblico il tema del futuro di un'area di quasi nove ettari e abbiamo denunciato le speculazioni che anche in altri territori stanno producendo una mappa che disegna un'idea di città escludente, asfissiante e profondamente classista. Tutte le realtà intervenute si sono impegnate per dare voce a bisogni e desideri di chi vive nei territori. Hanno tratteggiato un'altra idea di città che sfida apertamente i profitti delle multinazionali e gli attori istituzionali assenti quando non conniventi.

Mettiamo a disposizione uno spazio cittadino di confronto e di organizzazione tra chi si oppone, in difesa dei propri territori, contro le speculazioni e desidera un altro modello di città organizzando un’assemblea in cui ci si confronti tra le realtà in lotta.

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LOA Acrobax
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