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SUMMARY:Menù del Giorno: Lavoro giovanile\, sfruttamento e precarietà nel s
	ettore della ristorazione e della movida
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DESCRIPTION:I lavoratori e le lavoratrici del settore della movida e della 
	ristorazione sono\nquel pezzo della classe operaia che si è vista\, prima 
	fra tutte\, sacrificare\ntutti i fine settimana\, tutte le ore di sonno\, 
	o tutta la mattinata successiva.\nChe sia per correre tra i tavoli\, a far
	e inventari fino a notte fonda dietro a\nuna cassa\, o per racimolare poch
	e mance a fine serata - sempre che non le prenda\nil padrone – si lavora 8
	-9-10 ore di fila\, senza bere\, senza mangiare\, senza\npause. Pochi sold
	i\, spesso presi a nero\, senza ferie\, senza malattie pagate con\nun futu
	ro precario\, a chiamata\, è questa la realtà che ci impongono attraverso\
	nla costante minaccia di essere rimpiazzati. Vale davvero la pena accettar
	e il\nricatto o è il momento di cambiare le cose?\n\nQuesto settore ha con
	osciuto\, fin da subito\, la normalizzazione dello\nstraordinario non paga
	to\, part-time non rispettati e i turni spezzati che\nsequestrano l’intera
	 giornata. Con la gentrificazione e la turistificazione\nsempre più massiv
	a\, prima del centro di Roma e poi delle nostre zone\, l’ondata\ndi abusi\
	, mistificazioni\, contratti fuffa e lavoro nero serpeggiano\nprepotenteme
	nte anche nei locali della movida dei quartieri romani periferici.\nCi dic
	ono che è flessibilità\, che bisogna stare al passo con i tempi frenetici\
	ndi questo mondo\; ma la verità è che i profitti di bar\, pub\, ristoranti
	 e catene\ndi negozi si reggono sul ricatto quotidiano di noi lavoratori e
	 lavoratrici\,\nmentre ci restano in mano solo la stanchezza fisica\, l’im
	possibilità di\npianificare la nostra vita e pochi euro in tasca.\nDietro 
	i piagnistei dei padroni sui “giovani che non vogliono fare sacrifici” si\
	nnasconde una spietata guerra di classe: da un lato ci sono loro\, che acc
	umulano\nplusvalore record estorcendo tempo e salute\; dall’altro ci siamo
	 noi\, costretti\na svendere le nostre vite per sopravvivere.\nNon è sfort
	una\, è sfruttamento.
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	ella movida e della ristorazione sono quel pezzo della classe operaia che 
	si è vista, prima fra tutte, sacrificare tutti i fine settimana, tutte le 
	ore di sonno, o tutta la mattinata successiva. Che sia per correre tra i t
	avoli, a fare inventari fino a notte fonda dietro a una cassa, o per racim
	olare poche mance a fine serata - sempre che non le prenda il padrone – si
	 lavora 8-9-10 ore di fila, senza bere, senza mangiare, senza pause. Pochi
	 soldi, spesso presi a nero, senza ferie, senza malattie pagate con un fut
	uro precario, a chiamata, è questa la realtà che ci impongono attraverso l
	a costante minaccia di essere rimpiazzati. Vale davvero la pena accettare 
	il ricatto o è il momento di cambiare le cose?<br><br>Questo settore ha co
	nosciuto, fin da subito, la normalizzazione dello straordinario non pagato
	, part-time non rispettati e i turni spezzati che sequestrano l’intera gio
	rnata. Con la gentrificazione e la turistificazione sempre più massiva, pr
	ima del centro di Roma e poi delle nostre zone, l’ondata di abusi, mistifi
	cazioni, contratti fuffa e lavoro nero serpeggiano prepotentemente anche n
	ei locali della movida dei quartieri romani periferici.<br>Ci dicono che è
	 flessibilità, che bisogna stare al passo con i tempi frenetici di questo 
	mondo; ma la verità è che i profitti di bar, pub, ristoranti e catene di n
	egozi si reggono sul ricatto quotidiano di noi lavoratori e lavoratrici, m
	entre ci restano in mano solo la stanchezza fisica, l’impossibilità di pia
	nificare la nostra vita e pochi euro in tasca.<br>Dietro i piagnistei dei 
	padroni sui “giovani che non vogliono fare sacrifici” si nasconde una spie
	tata guerra di classe: da un lato ci sono loro, che accumulano plusvalore 
	record estorcendo tempo e salute; dall’altro ci siamo noi, costretti a sve
	ndere le nostre vite per sopravvivere.<br>Non è sfortuna, è sfruttamento.<
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