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SUMMARY:Il lavoro portuale è usurante
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DESCRIPTION:Il lavoro portuale è usurante. Lunedì 28 settembre sciopero naz
	ionale\, presidio\nal porto di Gioia Tauro\n\nLunedì 28 settembre i porti 
	italiani si fermano per 24 ore. A Gioia Tauro saremo\nin presidio dalle or
	e 9:30 all’ingresso doganale del porto\, insieme alle\nlavoratrici e ai la
	voratori che ogni giorno tengono in piedi il primo scalo di\ntranshipment 
	del Paese.\n\nIl 7 maggio\, davanti ai rappresentanti sindacali e a centin
	aia di portuali scesi\na Roma per uno sciopero nazionale con adesioni alti
	ssime\, il Ministero del\nLavoro aveva annunciato la convocazione a breve 
	di un tavolo tecnico per\nriconoscere il lavoro portuale come usurante ai 
	fini pensionistici. Sono passati\nquasi cinque mesi e quel tavolo non è ma
	i stato convocato. Nel frattempo i\nministeri si sono presi l’estate\, men
	tre i portuali hanno continuato a lavorare\nnelle stive a 50 gradi\, sulle
	 banchine roventi\, su turni che coprono tutte le 24\nore\, tra mezzi enor
	mi e carichi sospesi\, dove un attimo di stanchezza può\ncostare la vita. 
	Più della metà degli addetti operativi ha superato i 50 anni.\nChiedere di
	 andare in pensione prima\, dopo una vita passata così\, significa\nchiede
	re che la legge prenda atto di quello che i corpi dei lavoratori\nracconta
	no da anni.\n\nSappiamo già quale sarà la risposta: mancano le risorse. È 
	la stessa classe\ndirigente che da decenni trova miliardi di soldi pubblic
	i per sostenere le\ngrandi imprese private e che oggi li trova senza diffi
	coltà per i piani di\nriarmo. Per chi si spacca la schiena sulle banchine\
	, invece\, la cassa resta\nsempre vuota. Le risorse ci sono. Si tratta di 
	decidere a chi darle.\n\nC’è poi un secondo fronte\, forse ancora più peri
	coloso. Nell’iter parlamentare\ndella riforma dei porti un emendamento del
	la Lega punta a consentire alle\nimprese terminaliste e a quelle autorizza
	te ex art. 16 della legge 84/94 di\nrifornirsi di manodopera direttamente 
	dalle agenzie per il lavoro\, scavalcando\nil sistema regolato dall’art. 1
	7. Ciò significherebbe che lavoratori formati\,\nesperti\, che conoscono l
	e banchine e i rischi specifici delle operazioni\nportuali\, saranno sosti
	tuiti progressivamente da personale interinale\nintercambiabile\, ricattab
	ile e a bassissimo costo. In un luogo dove la sicurezza\ndipende dall’espe
	rienza\, questa scelta significa più precarietà\, più dumping\nsalariale e
	 più infortuni. Per questo chiediamo il ritiro immediato\ndell’emendamento
	.\n\nA Gioia Tauro sappiamo bene dove porta questa strada\, perché la prec
	arietà sulle\nbanchine esiste già. Ci sono giovani che entrano in porto co
	me tirocinanti con\ncompensi di poche centinaia di euro al mese e responsa
	bilità da operatore\nesperto\, e che si vedono rinnovare il tirocinio più 
	volte invece di ottenere un\ncontratto. È su di loro che si scarica il cos
	to di un modello che pretende\nprofessionalità senza pagarla e sicurezza s
	enza garantire stabilità.\n\nChiediamo quindi la convocazione immediata de
	l tavolo tecnico al Ministero del\nLavoro\, il riconoscimento del lavoro p
	ortuale come usurante all’interno del\nsistema previdenziale\, il ritiro d
	ell’emendamento che attacca l’art. 17 e un\nporto fondato su lavoro stabil
	e\, formazione adeguata e sicurezza per tutte e\ntutti.\n\nLo sciopero è a
	perto a tutti i lavoratori portuali\, iscritti o non iscritti a un\nsindac
	ato\, compresi quelli assunti tramite agenzia\, che hanno pieno diritto di
	\nscioperare e che la legge vieta di sostituire con altri lavoratori sommi
	nistrati\ndurante l’astensione. Il tempo delle promesse e dei rinvii è fin
	ito. Lunedì 28\nsettembre\, alle 9:30\, all’ingresso doganale del porto di
	 Gioia Tauro\, è\nimportante esserci. Or.S.A. Mari e Porti – USB Calabria
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X-ALT-DESC;FMTTYPE=text/html:<p><strong><em>Il lavoro portuale è usurante. 
	Lunedì 28 settembre sciopero nazionale, presidio al porto di Gioia Tauro</
	em></strong></p><p><em>Lunedì 28 settembre i porti italiani si fermano per
	 24 ore. A Gioia Tauro saremo in presidio dalle ore 9:30 all’ingresso doga
	nale del porto, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori che ogni giorno t
	engono in piedi il primo scalo di transhipment del Paese.</em></p><p><em>I
	l 7 maggio, davanti ai rappresentanti sindacali e a centinaia di portuali 
	scesi a Roma per uno sciopero nazionale con adesioni altissime, il Ministe
	ro del Lavoro aveva annunciato la convocazione a breve di un tavolo tecnic
	o per riconoscere il lavoro portuale come usurante ai fini pensionistici. 
	Sono passati quasi cinque mesi e quel tavolo non è mai stato convocato. Ne
	l frattempo i ministeri si sono presi l’estate, mentre i portuali hanno co
	ntinuato a lavorare nelle stive a 50 gradi, sulle banchine roventi, su tur
	ni che coprono tutte le 24 ore, tra mezzi enormi e carichi sospesi, dove u
	n attimo di stanchezza può costare la vita. Più della metà degli addetti o
	perativi ha superato i 50 anni. Chiedere di andare in pensione prima, dopo
	 una vita passata così, significa chiedere che la legge prenda atto di que
	llo che i corpi dei lavoratori raccontano da anni.</em></p><p><em>Sappiamo
	 già quale sarà la risposta: mancano le risorse. È la stessa classe dirige
	nte che da decenni trova miliardi di soldi pubblici per sostenere le grand
	i imprese private e che oggi li trova senza difficoltà per i piani di riar
	mo. Per chi si spacca la schiena sulle banchine, invece, la cassa resta se
	mpre vuota. Le risorse ci sono. Si tratta di decidere a chi darle.</em></p
	><p><em>C’è poi un secondo fronte, forse ancora più pericoloso. Nell’iter 
	parlamentare della riforma dei porti un emendamento della Lega punta a con
	sentire alle imprese terminaliste e a quelle autorizzate ex art. 16 della 
	legge 84/94 di rifornirsi di manodopera direttamente dalle agenzie per il 
	lavoro, scavalcando il sistema regolato dall’art. 17. Ciò significherebbe 
	che lavoratori formati, esperti, che conoscono le banchine e i rischi spec
	ifici delle operazioni portuali, saranno sostituiti progressivamente da pe
	rsonale interinale intercambiabile, ricattabile e a bassissimo costo. In u
	n luogo dove la sicurezza dipende dall’esperienza, questa scelta significa
	 più precarietà, più dumping salariale e più infortuni. Per questo chiedia
	mo il ritiro immediato dell’emendamento.</em></p><p><em>A Gioia Tauro sapp
	iamo bene dove porta questa strada, perché la precarietà sulle banchine es
	iste già. Ci sono giovani che entrano in porto come tirocinanti con compen
	si di poche centinaia di euro al mese e responsabilità da operatore espert
	o, e che si vedono rinnovare il tirocinio più volte invece di ottenere un 
	contratto. È su di loro che si scarica il costo di un modello che pretende
	 professionalità senza pagarla e sicurezza senza garantire stabilità.</em>
	</p><p><em>Chiediamo quindi la convocazione immediata del tavolo tecnico a
	l Ministero del Lavoro, il riconoscimento del lavoro portuale come usurant
	e all’interno del sistema previdenziale, il ritiro dell’emendamento che at
	tacca l’art. 17 e un porto fondato su lavoro stabile, formazione adeguata 
	e sicurezza per tutte e tutti.</em></p><p><em>Lo sciopero è aperto a tutti
	 i lavoratori portuali, iscritti o non iscritti a un sindacato, compresi q
	uelli assunti tramite agenzia, che hanno pieno diritto di scioperare e che
	 la legge vieta di sostituire con altri lavoratori somministrati durante l
	’astensione. Il tempo delle promesse e dei rinvii è finito. Lunedì 28 sett
	embre, alle 9:30, all’ingresso doganale del porto di Gioia Tauro, è import
	ante esserci. </em><strong><em>Or.S.A. Mari e Porti – USB Calabria</em></s
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